Linee di sviluppo della “Licodu Community”.

 

Dopo dodici anni di vita il progetto COIS – Licodu ha raggiunto uno sviluppo e una dimensione tale da richiedere una riflessione sulle sue prospettive.

Negli anni l’attività del portale si è concentrata sull’area dell’Est Europa, pur mantenendo le sue potenzialità di espansione verso quelle previste nel progetto generale e ciò a causa dell’assoluta carenza di risorse finanziarie.

Oggi Licodu ha raggiunto una consistenza tale (1800 provvedimenti caricati che vengono incrementati ogni 15 giorni di ulteriori 20) che alla fine di questo anno verranno superati i 2200 provvedimenti.

Nel frattempo i destinatari della newsletter di Licodu superano i 500 e il sito viene consultato costantemente da studiosi di paesi che vanno dal Canada agli Stati Uniti all’Europa e in alcuni casi dal mondo arabo e dalla Cina.

È tempo tuttavia di ripensare Licodu e di procedere a una ristrutturazione perché così com’è attualmente concepito il sito rispecchia un modello di apprendimento passivo da parte dell’utente. Renderlo interattivo potrebbe giovare alla conoscibilità del sito e alla qualità dello stesso, potrebbe dare vita a una comunità di ricerca intorno alle tematiche di cui esso si occupa per promuovere progetti e iniziative.

Pensiamo a una piattaforma che interagisca con gli utenti in modo controllato, cioè mediante una previa registrazione, per tutti coloro che vogliono dare un contributo attivo. In questo modo gli utenti potrebbero intervenire sui singoli documenti caricati con suggerimenti, traduzioni o brevi bibliografie su singole questioni, potendo integrare l’attività dello staff operativo. Potrebbero suggerire linee di ricerca e fornire stimoli, tracciare priorità nell’acquisizione di una maggiore e ulteriore documentazione, commissionare allo staff approfondimenti su temi specifici (tipo Wikipedia).

Cosa diamo in cambio?

Visibilità, aggiungendo una tendina contenente i nomi dei “collaboratori esterni” allo staff con l’indicazione del titolo e grado accademico, o dell’ultimo titolo di studio conseguito, specializzazione ecc., del motivo per cui decidono di intervenire su di un dato documento caricato, o da caricare (tipo Yahoo answer che fa indicare le fonti e quali competenze si hanno per potere intervenire su un dato argomento), una breve bibliografia dei loro scritti attinenti allo scopo del sito o bibliografia generale su un argomento specifico, dietro loro responsabilità. Tutti i commenti, curriculum ecc. verrebbero pubblicati previa valutazione dello staff.

Una volta definito il progetto si può inserire una pagina in cui si spiegano le motivazioni della scelta di rendere licodu accessibile a “tutti” come “nuovo modo” di creare ricerca e innovazione facendo leva su una solidarietà culturale e sul bisogno di creare comunità di ricerca per sviluppare specifiche linee progettuali.

Un progetto ben definito fa sì che ogni utente abbia interesse a che il sito circoli in ambienti scientifici e di ricerca; sfruttando questo elemento possiamo arrivare a disseminare e moltiplicare gli effetti della ricerca attraverso i “nostri collaboratori esterni”.

La parola chiave diviene dunque collaborazione, dove tutti possono sentirsi parte di un tutto in cambio di visibilità. Il fine è quello di riuscire a creare collaborazioni di ricerca gratuita che al contempo gratifichino chi intende interagire con la piattaforma.

La Community of enquiry.

La Community è una pratica di pensiero di gruppo che consente la ricerca e la costruzione di una comunità di indagine e si determina intorno a uno o più stimoli.

Perché ciò avvenga è necessario che in una prima fase vi sia la possibilità di visualizzare in un quadro di insieme tutte le informazioni disponibili, in modo da consentirne una lettura comparata

Il primo transitorio risultato è l’elaborazione di alcune domande ovvero la costruzione di un piano di discussione entro cui pensare insieme agli altri, in quanto la conoscenza è il prodotto di un’indagine, quanto più libera e scevra da pregiudizi possibile, fondata in primo luogo sull’interrogazione.

La seconda fase di questa metodica di ricerca consiste nella raccolta delle suggestioni dal testo nella forma di domande. I partecipanti a questa esperienza sperimentano condivisioni del pensiero capaci di gettare luce nuova su concetti o problemi spesso logorati da una riflessione superficiale, parziale disconnessa dai contesti territoriali e culturali. La ricerca di cooperazione all’interno del gruppo prende corpo nel rispetto di regole che suggeriscono di cercare di evitare la contrapposizione irrimediabile tra affermazioni differenti. L’obiettivo è cogliere dell’opinione dei propri interlocutori quanto può arricchire e sviluppare la riflessione propria e altrui all’intero gruppo, in modo da includere nella prospettiva si indagine i vari suggerimenti e indicazioni che affiorano nel dibattito

Il facilitatore – ovvero lo staff che gestisce il sito – ha il compito di registrare attraverso una chat il dialogo che si sviluppa tra gli interlocutori così che il gruppo diviene autentico protagonista e si costruisce il piano di discussione attraverso l’individuazione di parole chiave e reti concettuali.

In tal modo si crea l’abitudine e a fare spazio alle opinioni degli altri

Le regole di funzionamento della Community.

Le regole di funzionamento sono utili a creare corrette relazioni tra i membri della community. Essi, in quanto specialisti e appartenenti a discipline e scuole diverse, porteranno il loro contributo facendo però attenzione a quello degli altri, per valorizzarlo e non distruggerlo;

quando ci si trova di fronte a risultati divergenti di indagine occorre chiedersi quali elementi possano essere riconsiderati in modo da includere nell’indagine tutti gli elementi e i fattori rilevati.

È consigliabile che l’attività di indagine si svolga seguendo alcune fasi comuni:

  1. Lancio e presentazione delle tematiche stimolo da parte dello staff e come frutto del dibattito collettivo all’interno dello staff e della chat della community;
  2. formulazione da parte dei partecipanti alla ricerca delle domande e quesiti di ricerca;
  3. Identificazione e ricostruzione dei nessi tra le diverse problematiche (implicazioni, subordinazioni, contraddizioni, opposizioni ecc.);
  4. identificazione delle parole e dei concetti chiave, costruzione di aree tematiche e tesi fondamentali;
  5. definizione di meta-temi o meta-domande;
  6. indagine sui loro nessi e rapporti logici, approfondimento e discussione attraverso gli strumenti della comparazione giuridica;
  7. formulazione di domande finali riassuntive o comunque considerate come le più importanti;
  8. pubblicazione di uno e o più elaborati che raccolgono i risultati diversi della ricerca, in modo che il confronto continui e stimoli la comunità scientifica per ulteriori considerazioni e approfondimenti (utilizzando la Collana Ricerche di diritto comparato già attiva e in futuro una rivista elettronica on-line).

Una Comunità di Ricerca così costruita tollera e valorizza dissensi e divergenze, inseriti in un ambito di forte cooperazione e rispetto dell’altro.

Le sue regole e la sua struttura creano le condizioni perché la ricerca possa svilupparsi verso direzioni originali, innovative, condivise, con effetti fortemente generativi di nuove ipotesi di lavoro e acquisizioni di risultati frutto di una riflessione collettiva che consente una migliore individuazione di buone pratiche.

Una Comunità di Ricerca così strutturata costituisce di fatto una rete di relazioni individuali e collettive sulle quali è certamente più agevole costruire progetti di ricerca sia a livello internazionale sia bilaterale, permettendo, per dirlo con le parole di Matthew Lipman, “il fiorire del pensiero collettivo su tre assi (le tre C): critical thinking, creative thinking, caring thinking”, connettendo in modo fecondo e armonico queste tre dimensioni, spesso tra loro separate.

Per tradurre in pratica tale disegno, occorre auto-organizzarsi in un’associazione informale e indipendente – la community, appunto – aperta al continuo scambio di idee e al contributo di studiosi di diversi ambiti scientifico-disciplinari, nonché di varia formazione.

Lo strumento più idoneo potrebbe essere la creazione del sito web (di cui Licodu costituisce la base) dotato di un archivio in cui raccogliere materiale utile via via prodotto e nel quale sia possibile inserire nuovi articoli, saggi, sintesi e segnalazioni di libri che si ritengono significativi per gli scopi indicati. Scopi che saranno inevitabilmente discussi, ridefiniti, arricchiti, com’è auspicabile che avvenga, negli sviluppi di una battaglia delle idee viva ed aperta.

Lo staff, o gruppo di coordinamento, composto da volenterosi dovrà tenere le fila della Communiy; un gruppo non numeroso e costituito sia da studiosi di maggiore esperienza che da ricercatori più giovani, in modo da valersi di attitudini e modi di operare in parte diversi e, al tempo stesso, felicemente complementari.

Bologna 2 febb. 2017

Prof. Giovanni Cimbalo                                                                                           Dott.ssa. Federica Botti

Presidente del COIS                                                                                       Coordinatrice scientifica del COIS

Professore Ordinario di Diritto Ecclesiastico                                                             Ricercatrice TD

Alma Mater Studiorum                                                                                          Alma Mater Studiorum

Università di Bologna                                                                                               Università di Bologna

Scuola di Giurisprudenza                                                                                      Scuola di Giurisprudenza