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Il provvedimento è disponibile nelle seguenti lingue:

CONCORDATO FRA PIO X E PIETRO I RE DI SERBIA.

 

24 giugno 1914

In nome· della Santissima Trinità

Sua Santità il Sommo Pontefice Pio X e Sua Maestà Pietro I Re di Serbia, allo scopo di tutelare gli interessi religiosi dei Cattolici nel Regno di Serbia, hanno risoluto di fare un Concordato, nominando a tale effetto due Plenipotenziari; cioè:

per parte di Sua Santità:

l'Emo e Revmo Signor Cardinale Raffaele Merry del Val, Suo Segretario di Stato;

e per parte di Sua Maestà:

Sua Eccellenza il Signor Milenko R. Vesnitch, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà il Re di Serbia in Francia e nel Belgio, Gran Croce dell'Ordine di San Sava, dottore in legge ecc.; i quali, scambiati i loro rispettivi Pieni Poteri e trovatili in buona e dovuta forma, convennero negli articoli seguenti:

 

Articolo 1

La Religione Cattolica Apostolica Romana avrà il suo libero e pubblico esercizio nel Regno di Serbia.

 

Articolo 2

Si costituisce nel Regno di Serbia una Provincia Ecclesiastica, composta dell'archidiocesi di Belgrado, con·sede nella capitale del Regno - avente come territorio quello compreso nei confini della Serbia prima dei trattati di Londra e Bucarest dell'anno 1913 - e della diocesi di Scopia, suffraganea, con sede in detta città - comprendente i nuovi territori -, passando dalla giurisdizione di Propaganda Fide al diritto comune.

 

Articolo 3

L'Arcivescovo di Belgrado ed il Vescovo di Scopia, alla cui giurisdizione ecclesiastica appartengono tutti i Cattolici del Regno di Serbia, dipenderanno negli affari ecclesiastici direttamente ed esclusivamente dalla Santa Sede.

 

Articolo 4

Sua Santità, prima di nominare definitivamente l'Arcivescovo di Belgrado ed il Vescovo di Scopia, notificherà al regio Governo la persona del rispettivo candidato, per conoscere se vi siano fatti o ragioni di ordine politico o .civile in contrario.

 

Articolo 5

L'Arcivescovo di Belgrado ed il Vescovo di Scopia riceveranno dal Regio Governo un emolumento annuo, il primo di dinari 12.000, con un'aggiunta di 4.000 dinari, ed il secondo di dinari 10.000; con diritto a pensione non inferiore a quello degli impiegati dello Stato.

 

Articolo 6

Il titolo ufficiale dell'Arcivescovo di Belgrado e del Vescovo di Scopia sarà di Illustrissimo e Reverendissimo Monsignore.

 

Articolo 7

Prima di entrare in funzione, l'Arcivescovo di Belgrado ed il Vescovo di Scopia, presteranno alla presenza di un delegato del Regio Governo il giuramento di fedeltà nella formola seguente: "Io giuro e prometto dinanzi a Dio e sopra i Santi Evangeli obbedienza e fedeltà a Sua Maestà il Re di Serbia; prometto di non partecipare ad accordo qualsiasi, né di assistere ad alcun consiglio, né d'incoraggiare o lasciar cooperare il clero a me subordinato a qualsivoglia impresa che tenda a turbare la pubblica tranquillità dello Stato» ,

 

Articolo 8

L'Arcivescovo di Belgrado ed il Vescovo di Scopia avranno piena libertà nell'esercizio delle funzioni ecclesiastiche e nel regime delle loro diocesi, e potranno esercitare tutti i loro diritti e le prerogative del loro pastorale ministero, secondo la disciplina approvata dalla Chiesa: da loro, nelle rispetti ve diocesi, dipendono tutti i membri del clero cattolico, in ciò che riguarda l'esercizio del sacro ministero.

 

Articolo 9

All'Arcivescovo di Belgrado ed al Vescovo di Scopia spetta, nella rispettiva diocesi, l'erezione delle parrocchie, d'intelligenza col Regio Governo. Ad essi spetta pure la nomina dei parroci. Se però trattasi di persone estranee al Regno, procederanno d'intelligenza col Governo Serbo; se poi trattasi di sudditi serbi, i Vescovi s'informeranno in 'precedenza presso il competente. Ministero, per conoscere se vi siano ragioni o fatti d'ordine politico o civile in contrario.

 

Articolo 10

L'istruzione religiosa della gioventù cattolica è sottoposta, in tutte le scuole, all'Arcivescovo ed al Vescovo nelle rispettive diocesi. Nelle scuole dello Stato essa verrà impartita da catechisti che, previo comune accordo, saranno nominati dal Vescovo e dal Ministro dell'Istruzione Pubblica e dei Culti. I Vescovi possono interdire l'insegnamento religioso, anche nelle scuole dello Stato, a quei catechisti che si mostrassero non adatti alla missione loro affidata, dandone partecipazione al Ministero dell'Istruzione Pubblica e dei Culti, per procedere ad altra nomina. Il Regio Governo stipendierà i catechisti nelle scuole dello Stato. La qualità di parroco non è incompatibile con quella di catechista.

 

Articolo 11

Per la formazione di giovani serbi idonei al sacerdozio cattolico sarà istituito un seminario nella capitale o nelle sue vicinanze, cui lo Stato fornirà un'equa annua dotazione, restando all'autorità ecclesiastica rispettiva la cura di sistemarlo e governarlo in conformità delle disposizioni canoniche. In questo seminario sarà usata per le discipline non ecclesiastiche la lingua d'insegnamento serba.

 

Articolo 12

Il Regio Governo riconosce la validità dei matrimoni fra Cattolici, e dei matrimoni misti contratti alla presenza del parroco cattolico secondo le leggi della Chiesa.

 

Articolo 13

Le cause matrimoniali fra Cattolici, e fra coniugi di matrimoni misti celebrati dinanzi al parroco cattolico, eccetto in ciò che riguarda gli effetti meramente civili, saranno giudicate dai tribunali ecclesiastici cattolici.

 

Articolo 14

Il coniuge cattolico avrà diritto di stabilire che la prole dei matrimoni misti, celebrati dinanzi al parroco cattolico, venga educata nella Religione Cattolica.

 

 

Articolo 15

La formola di preghiera pel Sovrano: Domine, salvum fac Regem, sarà cantata negli uffici divini in lingua slava o latina, a seconda delle condizioni locali.

 

Articolo 16

Lo Stato riconosce che la Chiesa, rappresentata dalle legittime sue autorità e dai suoi ordini gerarchici, ha vera e propria personalità giuridica e capacità di esercitare i diritti che le appartengono.

 

Articolo 17

La Chiesa ha diritto di acquistare per giusto titolo, di possedere e liberamente amministrare beni sì mobili che immobili, destinati pei fini propri della Chiesa e delle sue istituzioni nel Regno; e le cose da lei acquistate e le sue fondazioni sono inviolabili come i beni propri dei cittadini dello Stato.

 

Articolo 18

Le proprietà della Chiesa potranno essere assoggettate ai pubblici tributi, come i beni degli altri cittadini; eccettuati tuttavia gli edifici destinati al culto divino, i seminari e le case dei Vescovi e dei parroci, i quali saranno immuni da tasse e non potranno mai essere destinati od adibiti ad altro uso.

 

Articolo 19

I sacerdoti ed i chierici, secolari e regolari, non potranno essere obbligati ad esercitare pubblici uffici che fossero contrari al sacro loro ministero ed alla vita clericale.

 

Articolo 20

Se in avvenire sorgesse qualche difficoltà sulla interpretazione dei precedenti articoli o su questioni per avventura dagli stessi non contemplate, la Santa Sede ed il Regio Governo procederanno, di comune intelligenza, ad un'amichevole soluzione, in armonia col diritto canonico.

 

Articolo 21

La presente convenzione _ entrerà in vigore immediatamente dopo la ratifica di Sua Santità il Sommo Pontefice e di Sua Maestà il Re di Serbia.

 

Articolo 22

Lo scambio delle ratifiche avrà luogo in Roma nel più breve tempo possibile. Roma, ventiquattro Giugno millenovecentoquattordici (24 Giugno 1914).

 

 

R. Card. Merry del Val

L. s.


 

Mil. R. Vesnitch

L. s.

 

 

Dall'esemplare a firme autografe e sigilli dei plenipotenziarii in Busta 89 nell'Archivio della segreteria di Stato. lbid. l'esemplare a firma autografa e sigillo di Alessandro, Principe ereditario di Serbia, con cui, in nome di Re Pietro I e in data di Valievo 25 agosto 1914, ratifica il concordato. lbid. inoltre una comunicazione a firma autografa del Vesnitch in data di Roma 12 marzo 1915, con cui, al Card. Gasparri, Segretario di Stato di Sua Santità, si dichiara “que le titre et le préambule de rinstrument de la ratification du Concordat ... portent les deux Contractants en ordre inverse par la faute du copiste… et ne doit aucunement porter préjudice à l'ordre consacré pour cette catégorie de documents, et reservant la préséance au Saint-Siège”.

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