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Il provvedimento è disponibile nelle seguenti lingue:

CIRCOLARE IN MATERIA DI SEPARAZIONE FRA CHIESA E STATO

(dicembre 1918) (1)

Dopo recenti ispezioni in vari luoghi risulta che non tutti i lavoratori negli uffici comprendono nel modo giusto i compiti del Governo Sovietico sulla questione della separazione della chiesa dallo stato. In vista di ciò, l’VIII Dipartimento del Commissariato del Popolo per la Giustizia precisa:

1 - Gli edifici, in particolare quelli destinati a scopi religiosi e liturgici (come chiese parrocchiali, chiese di monasteri e di cimiteri, cappelle, santuari, sinagoghe ecc.), devono passare ai gruppi di cittadini che hanno concluso l’accordo col Soviet (Dipartimento del Soviet) locale circa il loro uso.

La chiusura di questi edifici, oppure il loro uso per altri scopi si effettua soltanto nei casi seguenti:

1 )se non vi siano cittadini desiderosi di prendere questi edifici in uso alle condizioni contenute nei §~ 5-8 dell’Istruzione del Commissariato del Popolo per la giustizia e;

2) se in caso di necessità, in una situazione riconosciuta socialmente utile, il Soviet locale, in risposta alla richiesta della massa di lavoratori (meglio se in assemblea plenaria) prenda una decisione alla unanimità.

Annotazione 1: nel chiudere gli edifici di culto, in primo luogo devono essere osservate con esattezza le condizioni indicate nei §~ 11-14 della citata Istruzione.

Annotazione 2: i luoghi di culto possono essere concessi sia ai gruppi di cittadini che già hanno concluso l’accordo con il Soviet locale circa l’uso per fui di culto di qualsiasi chiesa, sia ai gruppi autonomi.

2 - Dopo la formazione dell’inventano degli oggetti di culto, questi oggetti, indipendentemente dal materiale con cui sono stati fatti, devono essere trasferiti ai gruppi di cittadini già in accordo con il Soviet locale circa il loro uso.

Formulato l’inventano e le notizie, in base alle istruzioni sul patrimonio del culto, ai gruppi di cittadini è assolutamente vietato di prelevare i paramenti religiosi, i lini degli altari e delle altre coperture e di qualsiasi oggetto di culto, usandoli per scopi rivoluzionari (cucirli, metterli sulle bandiere ecc.); è anche vietato togliere gli ornamenti d’argento e le decorazioni dalle icone, i crocifissi e i vangeli dagli altari. Tutte queste azioni sono in primo luogo assolutamente illecite, in quanto non è stata emanata alcuna disposizione circa l’espropriazione degli oggetti di culto anche se lavorati in metalli pregiati, e anche di quelli privi di valore in quanto toccano i sentimenti religiosi dei cittadini, danneggiando e svalutando gli oggetti stessi, spesso annullando il loro valore artistico.

Non ha senso usarli per emblemi rivoluzionari, per bandiere e per simboli ecc.

Annotazione: unicamente gli oggetti che hanno in se stessi un valore dal punto di vista artistico, storico o d’altro genere, possono passare in custodia della Repubblica Sovietica dal Soviet locale, in accordo col Comitato della pubblica istruzione.

3 - Gli arresti e le perquisizioni dei ministri del culto indiziati in un complotto controrivoluzionario, durante lo svolgimento del culto, devono essere ammessi soltanto in casi estremi e per necessità.

4 - Durante le perquisizioni nelle chiese e specialmente degli altari delle chiese, è indispensabile chiamare il rappresentante di quel culto religioso e tenere un comportamento corretto nei riguardi degli oggetti religiosi dei fedeli di quella religione Per questo i rappresentanti del pubblico potere devono

usare la massima attenzione; durante l’esecuzione del loro dovere di servizio, durante le perquisizioni, le espropriazioni e prelevamenti ecc. perché non si verifichino atti che possano sembrare offensivi per quello o per altro culto.

5 - Nel rimuovere le icone da luoghi pubblici, in nessun caso si possono perciò fare dimostrazioni antireligiose. Ad ogni modo, non è necessario che tale prelevamento venga effettuato nelle ore lavorative e in presenza del pubblico, oppure che un simile prelevamento di icone e di altri oggetti abbia un carattere dimostrativo e tanto più se avvenisse in un qualsiasi modo in particolare con inutili esibizioni contro l’uno o l’altro culto, dando origine a false opinioni agli occhi della popolazione circa i modi con cui il potere sovietico lotta contro i pregiudizi del popolo. Si raccomanda che le icone e gli altri oggetti del culto religioso siano trasferiti dai luoghi pubblici in chiese e cappelle, in custodia ai gruppi di cittadini che si sono accordati con il Soviet locale circa la disponibilità di quei luoghi e di altri edifici, oppure in musei e in altri luoghi di deposito della Repubblica Sovietica.

6 - In occasione della presa di possesso e di sfratto dei monasteri e degli edifici dello Stato, in precedenza appartenenti alla Chiesa, in nessun modo si manifesti, nel comportamento degli agenti della forza pubblica, un senso di rabbia e di superbia verso quel temporaneo collaboratore di un qualsiasi tipo di sfruttamento manifestatosi nel corso della storia, cioè il clero; è indispensabile guardarsi da tutto ciò che non è degno del potere operaio, nei riguardi dei singoli casi, anche se talvolta si rasenta la beffa.

7 - Allo stesso modo è assolutamente errato costringere, in caso di punizione personale, i ministri del culto all’obbligo del lavoro, come la pulizia delle strade, delle piazze, del mercato e altri lavori pesanti. L’apparizione sulle piazze molto popolate e nelle strade dei ministri di un qualsiasi culto, nel loro speciale abbigliamento, per lavori forzati pesanti, suscita un’inutile ira non soltanto negli aderenti alla religione di quel ministro e come risultato fa considerare tali ministri del culto come una specie di martiri per l’idea. Inoltre tale sistema di propagazione delle idee sull’obbligo del lavoro contraddice ai decreti del Comitato del Popolo Sovietico del io dicembre c. a.

8 - In seno alla comunità monastica si deve fare la distinzione fra gli elementi attivi e gli elementi che sfruttano la loro religiosità. È indispensabile non privare tali elementi attivi della possibilità di godere dei diritti sanciti per tutti i cittadini e ad essi garantiti dalle leggi della Repubblica Sovietica, circa la terra, la previdenza sociale ecc. Naturalmente si capisce che i Soviet locali « del terreno e delle abitazioni », nell’assegnare a questi elementi il terreno e nell’assicurare ad essi le abitazioni, si devono attenere alle norme emanate in quella località circa le assegnazioni parziali di terreni e di abitazioni.

9 - È indispensabile che i Soviet si prendano cura che i complessi monastici, socialmente utilizzabili, non vadano in rovina e che siano utilizzati nel modo più razionale possibile (istituzione di asili, di abitazioni proletarie, di istituti per la difesa della sanità e della previdenza sociale, e di altre istituzioni di uso sociale).

10 - Gli Ispolcom (Comitati Esecutivi) provinciali, tramite il Dipartimento dei terreni, sono obbligati a far sì che la nazionalizzazione dei monasteri e delle relative economie, tramite i propri Soviet, venga effettuata secondo le consuete modalità generali delle nazionalizzazioni dei giardini ecc. con un. passaggio di tutte le loro amministrazioni (con le fattorie di latte, con masserie del bestiame, fabbriche, stabilimenti, birrerie, officine, ospedali, trattorie,. ecc.), in modo analogo a quanto organizzato dalla Comune, senza danneggiare il valore economico di quei complessi.

11 - Nel corso delle repressioni contro i religiosi, talvolta si sono verificati casi in cui i Soviet hanno deciso l’assegnazione a vita di qualcuno a certi monasteri oppure l’espulsione a vita oltre il confine. Il Dipartimento considera indispensabile chiarire che il trasferimento del clero controrivoluzionario da una provincia all’altra, dal punto di vista dell’attività di questi elementi, non raggiunge lo scopo, se essi passano nella provincia confinante. Se poi si considera l’ordine di espulsione, tanto più quello a vita, questo non è ammesso in quanto non corrisponde alla coscienza rivoluzionaria e non è previsto né da ordini né da un solo decreto del Governo Sovietico.

12 - In forza delle misure repressive nei confronti dei ministri del culto, da alcuni Soviet si pongono divieti assoluti nelle chiese, anche senza un motivo essenzialmente religioso. Questa misura è evidentemente contro la legge e non sortisce l’effetto. È necessario ricordare che con i pregiudizi religiosi e con le oscurità delle superstizioni popolari si deve lottare non solo con le punizioni e con le repressioni, ma anche con una buona scuola, con la propaganda comunista e organizzando l’economia sui principi comunisti.

13 - Alcuni rappresentanti del potere, nell’ambito dei loro uffici,. proibiscono qualsiasi riunione di cittadini, membri di una determinata religione, riunioni dedicate alla illustrazione di problemi di carattere amministrativo (organizzativo) e confessionale (dottrinale). Tali divieti generali, se non rivestono un particolare carattere considerate le condizioni di un dato momento e se non si caratterizzano per un concreto pericolo posto da queste riunioni dì un atteggiamento controrivoluzionario, sono contro la legge.

14 - È contro la legge anche il divieto posto ad un dato gruppo di cittadini — che hanno stipulato l’accordo con il Soviet locale — sia di eseguire collette volontarie sia di procurarsi gli oggetti per il culto religioso, per il mantenimento dei ministri del culto, per l’acquisto della legna e di procurarsi i vari oggetti indispensabili per la loro chiesa. D’altronde, non è permesso eseguire tali collette esercitando una coercizione, sia pur incutendo il solo timore di punizioni religiose.

15 - Con il sistema della separazione della Chiesa dallo Stato e stabilendo entro i confini della Repubblica Sovietica il matrimonio civile e il divorzio civile, il cosiddetto matrimonio religioso si presenta come una cerimonia religiosa del tutto ignorata, a carattere privato. Per questo non è regolare presentare ai ministri del culto domanda per lo sposalizio, secondo l’ordinamento soltanto civile, di cittadini che hanno rotto il matrimonio religioso e per l'applicazione di pene per la loro rinuncia a contrarre matrimonio religioso. Tale richiesta non corrisponde al principio della separazione della Chiesa dallo Stato e, oltre a ciò, si presenterebbe come un riconoscimento indiretto da parte del potere sovietico del cosiddetto matrimonio religioso.

16 - In alcuni luoghi, i rappresentanti dei Soviet effettuano ai ministri del culto la requisizione, insieme ai libri-registro, anche di altri libri cosiddetti registri matrimoniali, nei quali sono contenuti gli attestati relativi.

a coloro che contraggono il matrimonio in conformità ai principi “canonici” di un dato culto religioso. È chiaro che questi libri non fanno parte dei libri-registro e di conseguenza non sono soggetti alla requisizione.

17 - Ferma restando la requisizione dei libri-registro ai ministri del culto, ai rappresentanti di quella data confessione deve essere garantita la piena possibilità di tenere qualsiasi libro con le registrazioni in esso del compimento di tutte le cerimonie. Il Dipartimento VIII rende noto di nuovo ai Soviet locali, per un retto governo, la disposizione, ampiamente descritta nel § 27 dell’Istruzione del Commissariato del Popolo per la giustizia, con la quale, dopo la requisizione dei libri, ai ministri del culto è riconosciuto il diritto, dietro richiesta, di fare di quei libri le copie ad essi necessarie.

 

(1) È dubbio l’attuale vigore normativo di questa circolare che, d’altronde, nella prima fase di attuazione del principio separatista, fornì utili direttive ai rappresentanti del potere locale per applicare adeguatamente il decreto di Lenin; direttive il cui principio ispiratore contrassegna ancor oggi (1973) gli interventi degli organi statali. G.B.

 

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