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Il provvedimento è disponibile nelle seguenti lingue:

LEGGE FONDAMENTALE SULLO STATUTO GIURIDICO DELLE COMUNITÀ RELIGIOSE

n. 22/1953

 

Disposizioni generali

 

Art. 1

La libertà di coscienza e la libertà di professare una religione è garantita ad ogni cittadino della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.

I cittadini della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia possono professare l’una o l’altra religione a loro scelta; essi possono appartenere ad una qualsiasi comunità religiosa o non appartenere ad alcuna di esse.

Professare una religione è una questione privata dei cittadini.

Art. 2

I cittadini possono fondare liberamente comunità religiose.

Le diverse confessioni godono degli stessi diritti. Le diverse comunità religiose hanno il medesimo statuto giuridico.

L’attività svolta dalle comunità religiose deve essere conforme alla costituzione e alle leggi.

Art. 3

Le comunità religiose sono separate dallo stato.

Le comunità religiose sono libere nell’esercizio delle loro attività religiose come anche nell’esercizio del culto.

Le comunità religiose possono stampare e diffondere pubblicazioni a carattere confessionale. Le disposizioni generali in materia di stampa si applicano ugualmente alla stampa confessionale.

Art. 4

La scuola è separata dalla chiesa.

L’insegnamento religioso (catechismo), impartito nelle chiese, nei templi e negli altri luoghi a ciò destinati, è libero.

Le comunità religiose possono fondare liberamente scuole confessionali (piccoli e grandi seminari) specializzati nella formazione del clero ed assumerne l’amministrazione.

Art. 5

L’abuso di attività religiose, dell’istruzione religiosa, della stampa confessionale, dei riti religiosi, così come di altre manifestazioni di sentimenti religiosi per fini politici, è interdetto.

L’incitamento all’intolleranza, all’odio e alla discordia religiosa è interdetto.

È proibito cercare di impedire le riunioni religiose, l’insegnamento religioso, gli uffici religiosi o altre manifestazioni del sentimento religioso.

Art. 6

Nessuno può vedersi costretto in alcuna maniera, di aderire a una comunità religiosa, di rimanere membro di tale comunità o di abbandonarla.

Nessuno può vedersi costretto, in qualsiasi maniera, a partecipare ed assistere agli uffici, e ai riti di un culto, alle processioni e alle altre manifestazioni del sentimento religioso.

Nessuno può obbligare un qualsiasi membro di una comunità religiosa a non usare dei diritti che gli appartengono, in quanto cittadino, in virtù della costituzione e delle leggi.

Art. 7

I cittadini non possono essere limitati nei diritti che ad essi sono riconosciuti dalla legge, dal fatto delle loro convinzioni religiose, della pratica dell’una o dell’altra religione o anche della loro appartenenza a questa o quella comunità religiosa, o anche della loro partecipazione agli uffici o ai riti religiosi o a tali altre manifestazioni del sentimento religioso.

Le comunità religiose, il loro clero, i rappresentanti o gli aderenti ad una qualsiasi confessione, non possono godere di alcun vantaggio, protezione o privilegio particolari.

L’appartenenza a una comunità religiosa o il fatto di praticare una religione non dispensa i cittadini dal compiere i doveri generali, civili, militari

altri, che essi sono tenuti a compiere in forza della legge.

Art. 8

Le comunità religiose, così come i loro organi, sono persone morali di diritto civile.

Art. 9

I sacerdoti delle diverse confessioni hanno il diritto di fondare associazioni di sacerdoti.

Le disposizioni generali relative alle associazioni si applicano alle associazioni di sacerdoti.

Art.10

Le decisioni emanate dalle comunità religiose nelle controversie fra coniugi o in materia disciplinare, così come le altre decisioni emanate dalle suddette comunità, non hanno effetti fuori delle comunità religiose.

Art.11

Le collettività socio-politiche possono fornire un aiuto materiale alle comunità religiose. La decisione che accorda l’aiuto può determinare il fine per il quale l’aiuto potrà essere utilizzato in tutto o in parte.

Le comunità religiose dispongono da sole dei mezzi materiali che ad esse sono stati attribuiti. Se l’aiuto è stato loro concesso per un fine determinato, potrà essere richiesto alle comunità religiose di fare un rapporto sull’uso fatto dei fondi assegnati.

Art. 12

Nessuno può essere costretto o impedito a fornire un contributo per fini religiosi.

Le questue per fini religiosi sono libere all’interno delle chiese, dei templi e degli altri luoghi destinati a questo scopo. Fuori di questi locali, non si possono raccogliere fondi che con l’approvazione dell’organo amministrativo comunale competente in materia.

Gli ecclesiastici possono ricevere una retribuzione in denaro o in altra materia tradizionale per i riti religiosi che essi compiono su richiesta di persone private, sia che i riti in questione siano celebrati in chiesa, nel tempio o a domicilio dei fedeli o anche in un altro luogo dove detti riti abitualmente si compiono.

 

La pratica dei riti religiosi

 

Art. 13

I riti religiosi, che sono praticati in gruppo, sono liberamente celebrati nelle chiese, nei templi e negli altri locali pubblici che le comunità religiose hanno destinato alla celebrazione dei riti religiosi, come anche nei cortili e sui sagrati di chiese e di conventi, nei cimiteri e negli altri luoghi pubblici collegati alle chiese e ai templi.

L’organo dell’amministrazione comunale competente in materia può autorizzare processioni, nonché la celebrazione di riti religiosi fuori dei luoghi menzionati nell’alinea precedente.

La disposizione dell’alinea precedente non riguarda i riti religiosi che sono compiuti in occasione della festa patronale di famiglia, di un matrimonio o di una sepoltura.

Muovendosi nel quadro delle misure generali prese in vista di proteggere la sanità della nazione e l’ordine pubblico, l’organo comunale competente in materia può proibire gli assembramenti (riunioni) religiosi finché durino le circostanze in ragione delle quali sono state prese le misure in questione.

Art. 14

Il battesimo e la circoncisione dei bambini non possono aver luogo che su richiesta di mio dei due genitori o del tutore. Se il minore ha più di dieci anni è richiesto anche il suo consenso.

Art. 15

Il matrimonio religioso non può essere celebrato che dopo il matrimonio civile davanti all’organo di stato competente in materia. Il battesimo non può aver luogo che dopo l’iscrizione nel registro delle nascite.

Art. 16

Le persone degenti negli ospedali, nelle case di riposo, internati o altri istituti simili, possono praticare la loro religione nei limiti del regolamento interno dell’istituto. Esse possono, a condizione di farne richiesta, ricevere la visita di un sacerdote.

Art. 17

Le campane delle chiese, dei templi e degli edifici annessi possono essere utilizzate per dare l’allarme in caso di pericolo generale (incendio, inondazione, ecc.). Il rappresentante che amministra gli edifici delle chiese non può, in tale caso, rifiutare l’utilizzazione delle campane.

 

L’insegnamento religioso

 

Art. 18

Le comunità religiose amministrano autonomamente le scuole (seminari) dove si formano i loro sacerdoti; esse fissano liberamente il programma

e il piano di questo insegnamento e sono libere nella scelta degli inse­gnanti.

Lo stato non esercita che un controllo generale dell’attività delle scuole confessionali.

Art. 19

Gli scolari non possono seguire l’insegnamento religioso (cate­chismo) durante le ore di lezione alla scuola. Gli scolari non possono ricevere un insegnamento religioso che con l’autorizzazione dei due genitori o del tutore e con il consenso del minore.

Solo le persone che abbiano terminato l’istruzione primaria obbligatoria possono frequentare una scuola specializzata per la formazione del clero.

Art. 20

Le persone che frequentano le scuole specializzate per la formazione dei sacerdoti possono godere dei diritti che sono riconosciuti alle persone che proseguono i loro studi. Questi diritti sono definiti dalla legge.

 

Disposizioni penali

 

Art. 20/a

È passibile di un’ammenda di 20.000 dinari o dell’imprigionamento per un massimo di 30 giorni, per contravvenzione, in particolare:

1) colui che impedisce a qualcuno di partecipare od assistere a riti religiosi o ad altre manifestazioni del sentimento religioso (art. 6 c. 3);

2) colui che ostacola l’esercizio da parte di qualcuno dei diritti che gli sono riconosciuti dalla legge, in ragione delle sue convinzioni religiose, dell’appartenenza all’una o all’altra religione o comunità religiosa, o anche in ragione della sua partecipazione agli uffici del culto o ad altre manifestazioni del sentimento religioso (art. 7 c. 1);

3) colui che fa collette di fondi per fini religiosi fuori dei locali a ciò destinati e senza l’autorizzazione dell’organo comunale competente in materia (art. 12 c. 2);

4) colui che organizza processioni o compie altri riti religiosi fuori dei locali menzionati all’art. della presente legge e senza l’autorizzazione dell’organo comunale competente in materia (art. 13 c. 2);

5) colui che ammette a seguire i corsi della scuola confessionale specializzata per la formazione dei sacerdoti persone che non possiedono l’istruzione primaria obbligatoria (art. 19 c. 2).

Art. 20/b

È passibile di un’ammenda di 10.000 dinari, per contravvenzione, in particolare chi ammette un minore a seguire il catechismo senza l’autorizzazione dei due genitori o del tutore (art. 19 c. 1).

Art. 21

La presente legge entrerà in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della RSFJ.

 

 

©GB FB

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