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Il provvedimento è disponibile nelle seguenti lingue:

PROCESSO VERBALE DEGLI INCONTRI CHE SI SONO SVOLTI TRA I RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO DELLA RSFJ E I RAPPRESENTANTI DELLA SANTA SEDE

 

(25 giugno 1966)

 

In vista di regolarizzare i rapporti tra la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia e la Chiesa Cattolica, i Rappresentanti del Governo della RSFJ e quelli della Santa Sede hanno avuto degli incontri: dal 26 giugno al 7 luglio 1964 a Roma; dal 15 al 23 gennaio e dal 29 maggio all’8 giugno 1965 a Belgrado; e dal 18 al 25 aprile 1966 di nuovo a Roma.

I.

Nel quadro generale dei problemi che hanno costituito l’oggetto degli incontri, i Rappresentanti del Governo della RSFJ hanno esposto le seguenti posizioni del Governo jugoslavo:

1) I principi sui quali poggia l’organizzazione dello statuto giuridico delle comunità religiose nella RSFJ e che la Costituzione e le leggi della RSFJ garantiscono sono i seguenti: libertà di coscienza e libertà di professare una religione; separazione della Chiesa e dello Stato ; uguaglianza di diritti fra le diverse comunità religiose; uguaglianza di diritti e di doveri di tutti i cittadini qualunque sia la religione che essi professino; libertà di fondare comunità religiose; riconoscimento della qualifica di persona giuridica alle comunità religiose.

Nel quadro di questi principi, il Governo della RSFJ garantisce alla Chiesa Cattolica in Jugoslavia la libertà di esercitare attività religiose e di praticare i riti religiosi.

Gli organi delle collettività socio-politiche (comune, distretto, provincia, repubblica, Federazione) che hanno competenza in materia, assicurano a tutti i cittadini senza distinzione l’applicazione conseguente delle leggi e delle altre prescrizioni che garantiscono il rispetto della libertà di coscienza e della libertà di religione, in forza della Costituzione della RSFJ.

Il Governo della RSFJ è disposto ad esaminare i casi sui quali la Santa Sede giudicasse necessario attirare la sua attenzione in relazione a queste questioni.

2) Il Governo della RSFJ ammette le competenze della Santa Sede nell’esercizio della sua giurisdizione sulla Chiesa Cattolica in Jugoslavia in ciò che concerne le questioni spirituali e quelle di carattere sacerdotale o religioso, nella misura in cui esse non contraddicono punto all’ordine interno della RSFJ.

Considerando che i contatti dei vescovi della Chiesa Cattolica in Jugoslavia con la Santa Sede sono di ordine esclusivamente religioso ed ecclesiastico, la possibilità di mantenere questi contatti sarà, per l’avvenire come per il passato, garantita ai vescovi della Chiesa Cattolica in Jugoslavia.

 

***

 

Fermi restando i desiderata (richieste) presentati, da parte sua, nel corso delle conversazioni per ciò che riguarda un completo regolamento dei rapporti fra la Chiesa Cattolica e la RSFJ, la Santa Sede ha preso atto delle dichiarazioni relative alle posizioni del Governo della RSFJ che sono espresse nei punti 1 e 2.

II.

Nel quadro generale dei problemi che hanno formato oggetto degli incontri, i Rappresentanti della Santa Sede hanno esposto le posizioni seguenti della Santa Sede:

1)La Santa Sede riafferma la posizione di principio che, durante l’esercizio delle loro funzioni sacerdotali, l’attività dei sacerdoti cattolici deve svolgersi nell’ambito religioso ed ecclesiastico, e che essi non possono, per conseguenza, abusare delle loro funzioni religiose ed ecclesiastiche per fini che abbiano realmente un carattere politico.

La Santa Sede è disposta ad esaminare i casi sui quali il Governo della RSFJ giudicherà necessario attirare la sua attenzione a questo proposito.

2) Conformemente ai principi della morale cattolica, la Santa Sede disapprova e condanna ogni atto di terrorismo politico o analoghe forme delittuose di violenza.

Per conseguenza, nel caso in cui il Governo jugoslavo giudicasse che sacerdoti cattolici abbiano partecipato a qualche azione del genere ai danni della RSFJ e qualora stimasse necessario attirare l’attenzione della Santa Sede su quei casi, la Santa Sede è disposta a prenderli in esame, a discutere la procedura e ad adottare le eventuali misure che si imporranno e che il diritto canonico prevede in simili casi.

 

***

Ferme restando le richieste presentate, da parte sua durante gli incontri per ciò che concerne un regolamento completo dei rapporti tra la Chiesa Cattolica e la RSFJ, il Governo della RSFJ ha preso atto delle dichiarazioni relative alle posizioni della Santa Sede espresse nei punti 1 e 2.

III.

Le due Parti si dichiarano disposte a consultarsi, per l’avvenire come per il passato, e tutte le volte che lo riterranno necessario, sulle questioni interessanti i rapporti tra la RSFJ e la Chiesa Cattolica.

IV.

In vista di facilitare i contatti reciproci nell’avvenire, il Governo della RSFJ è disposto ad accogliere un Delegato Apostolico che risiederà a Belgrado e che assumerà le funzioni di Inviato presso il suddetto Governo, riservandosi da parte sua il diritto di designare un Inviato presso la Santa sede.

La Santa Sede, da parte sua, è disposta ad accogliere l’Inviato del Governo della RSFJ e ad inviare un Delegato Apostolico a Belgrado.

 

©GB FB

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